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Il valzer dei dirigenti scolastici. In attesa del 15 luglio. Cosa è stato già pubblicato e cosa aspettarsi

dirigenti scolastici

In attesa del 15 luglio, la scadenza che dovrebbe chiudere l’intera procedura di attribuzione degli incarichi dirigenziali per l’a.s. 2026/2027, due Uffici scolastici regionali hanno già parlato. Non dicono la stessa cosa, ma messi insieme raccontano un meccanismo che vale la pena spiegare prima che arrivino i dati definitivi.

L’8 luglio sono arrivate ai candidati le prime comunicazioni riservate sulla mobilità interregionale, quelle visibili solo nell’email personale, non ancora provvedimenti pubblici. Da lì in poi, gli Uffici scolastici regionali hanno cominciato a chiudere i conti, ciascuno con i propri tempi. Il Lazio ha fatto tutto e lo ha reso pubblico. La Basilicata ha comunicato solo i numeri. Le altre regioni, almeno per ora, lavorano ancora sottotraccia in vista della data di pubblicazione prevista per il 15 luglio.

Il Lazio chiude tutto, e con un po’ di foga

Il 9 luglio l’USR Lazio ha pubblicato il decreto con l’intero pacchetto di incarichi per il 2026/27: conferme, mutamenti e, quello che interessa qui, i movimenti interregionali in entrata. Sono 26 i dirigenti che arrivano nel Lazio da altre regioni, a fronte di 19 posti disponibili inizialmente. I 7 posti in più si sono liberati grazie a movimenti in uscita dal Lazio verso altre regioni, confermati nel frattempo dagli USR di destinazione. Nessuna disponibilità per altre assunzioni. Per chi arriva si tratta in realtà di un ritorno a casa e per qualcuno di una tappa di avvicinamento alla Campania.

Pubblicazione velocissima, seguita da due rettifiche nello spazio di venti ore. Una rettifica “per mero errore materiale”, che corregge la sede assegnata a una dirigente; una seconda integrazione la mattina successiva, per la rinuncia di una dirigente al trasferimento e l’aggiunta di due nominativi che non comparivano nei testi precedenti.

La Basilicata dice solo i “no”, e i conti tornano fino all’ultimo posto

Il 10 luglio, l’USR Basilicata ha pubblicato un decreto diverso nella sostanza, non assegna sedi a nessuno, ma comunica i numeri delle domande respinte. Delle 98 domande di mobilità interregionale in entrata, 91 sono state respinte “allo scopo di evitare esubero di personale”. Restano 7 posti, 5 vacanti più 2 liberati da altrettante uscite verso Calabria ed Emilia-Romagna, esplicitamente nominate nel decreto.

Quindi 7 posti disponibili con sette domande accolte. In Basilicata, dove peraltro non esistono graduatorie del concorso ordinario da onorare, la mobilità copre l’intero fabbisogno con dirigenti già di ruolo altrove, anche qui senza nuove assunzioni.

Il dato sulla provenienza delle domande è altrettanto parlante. Il 46% arriva da due sole regioni del Nord, Lombardia (36 domande) e Veneto (9). Solo 17 domande su 98 indicano la Basilicata come prima scelta; la metà la mette come seconda opzione, il profilo tipico di chi punta a una meta più ambita (Campania, in primis anche qui) e usa la Basilicata come rete di sicurezza nel caso quella prima scelta, sovraffollata di richieste, non si liberi.

Il meccanismo dietro i numeri: perché al Sud non entra nessuno, e al Nord sì

C’è una cornice normativa che lega questi due casi a qualcosa di più grande, ed è la stessa partita, modello 60/40 tra concorso ordinario e procedura riservata, su cui in queste settimane si misurano vincitori dell’uno e dell’altro canale.

La sequenza, prospettata dal Ministero al tavolo tecnico con le organizzazioni sindacali a giugno, è in tre fasi. Si accantonano i posti per i vincitori dell’ordinario ancora in graduatoria; si assegna il 100% dei posti restanti alla mobilità interregionale, compresi quelli liberata dalla mobilità in uscita; quello che resta dopo la mobilità permette di attingere anche alla graduatoria nazionale del concorso riservato.

Il problema, per il Sud, è che la fase 2, la mobilità, sta saturando secondo tutte le previsioni, integralmente ciò che rimane dopo l’accantonamento. Per ora succede ufficialmente in Lazio come in Basilicata. Senza residuo, la fase 3 semplicemente non parte: zero assunzioni dal riservato, in nessuna delle due regioni.

Al Nord la storia è opposta. Le graduatorie dell’ordinario sono in via di esaurimento, l’Emilia-Romagna, che non a caso compare come una delle due destinazioni delle uscite dalla Basilicata, ha appena 2 aspiranti ancora in lista. Lì, esaurita già in fase 1 la graduatoria residua del concorso ordinario, il residuo della fase 3 finirà per intero al riservato.

E qui si chiude un cerchio che il Libro Bianco sull’emergenza mobilità dei dirigenti scolastici (Comitato DS Fuori Regione, edizione 2026) aveva già misurato. Il riservato è il canale con il tasso di “esilio” più alto in assoluto tra le procedure attive, 406 dirigenti sui 538 già assunti, il 75,5%, contro il 25% del concorso ordinario 2017. Significa che i posti che si libereranno al Nord nei prossimi mesi verranno riempiti in larga parte da dirigenti provenienti dal sud, che, non appena scadrà il vincolo di permanenza triennale, cioè dal 2027/28, il vero anno di picco secondo lo stesso Libro Bianco, busseranno di nuovo alla porta della mobilità per tornare a casa. Esattamente come oggi fanno i 26 rientrati nel Lazio, di cui 22 su 26 risultano di origine laziale o meridionale in senso più ampio.

Cosa aspettarsi entro il 15

Lazio e Basilicata sono, per ora, indiscrezioni parziali rispetto al quadro nazionale, ma coerenti punto per punto con la fotografia scattata dal Libro Bianco: pressione migratoria concentrata su poche regioni del Sud (Campania, Sicilia, Puglia, Calabria, Lazio, Abruzzo), un canale, il riservato, strutturalmente destinato a rifornire il Nord di dirigenti che nel giro di pochi anni chiederanno a loro volta di tornare indietro.

Mancano ancora le comunicazioni delle regioni realmente decisive per capire se lo schema regge su scala nazionale. Campania, Sicilia, Puglia, le mete di destinazione più consistenti, e almeno una regione del Nord che pubblichi la propria fase 3, per vedere con quanti nomi il 60/40 si traduce davvero in assunzioni dal riservato.

Il termine ultimo, il 15 luglio, dirà come si è chiuso il valzer e potrà prendere l’avvio la fase delle assunzioni con al centro la polemica ancora non risolta, sulla corretta interpretazione della distribuzione dei posti disponibili tra ordinaristi e riservisti.

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