In pratica è successo questo: la polizia spagnola entra nell’ufficio dell’ex premier José Luis Rodríguez Zapatero, apre la cassaforte e trova 103 oggetti di lusso. Collane con rubini, parure di smeraldi e zaffiri, anelli di diamanti, orologi Omega e Longines. Valore stimato: tra i due e i tre milioni di euro. Tra i pezzi pregiati, una gargantilla con quattordici rubini di altissima qualità. La segretaria, munita di aplomb, ha spiegato che erano «eredità della moglie o regali di viaggio». Regali di viaggio. A quanto pare, in Venezuela, si usa così.
Già, il Venezuela. Perché al centro di tutto c’è questo: una piccola compagnia aerea spagnola, Plus Ultra, che gestiva poche rotte tra la Spagna e l’America Latina, in particolare verso Caracas, e che nel 2021 ricevette dal governo Sánchez 53 milioni di euro di soldi pubblici come azienda “strategica”. Strategica. Quattro velivoli in flotta, tre dei quali a noleggio. Centosessantaseiesimo posto nella classifica mondiale delle compagnie aeree. Zero virgola zero tre per cento del traffico aereo spagnolo. Un colosso, insomma.
Secondo il giudice, la rete non si sarebbe limitata al traffico di influenze ma avrebbe operato nel riciclaggio internazionale di capitali tramite operazioni legate a petrolio venezuelano, petcoke, oro, valuta estera e negoziazioni finanziarie. Petrolio, oro, petcoke. Zapatero, quello del socialismo ciudadano, quello dei ministri giovani e delle nozze gay nel paese dell’Inquisizione, era nel frattempo diventato, secondo gli inquirenti, il vertice di una «struttura stabile e gerarchizzata di traffico di influenze» con ramificazioni in Venezuela, Cina e Dubai. Un curriculum notevole per un uomo che nel 2004 disse al Time: «Non pretendo di essere un gran leader, preferisco essere un gran democratico».
Quando il suo nome ha cominciato a girare negli ambienti giudiziari, avrebbe acquistato un biglietto aereo per Santo Domingo, da dove avrebbe proseguito con un aereo privato fino a Caracas. Non è chiaro se il piano fosse serio o una voce. È chiaro però che il giudice dell’Audiencia Nacional ha disposto il congelamento dei conti correnti dell’ex premier e di quelli riconducibili alle sue figlie, e che al momento conserva il passaporto e può lasciare la Spagna, circostanza che Vox ha ritenuto scandalosa quasi quanto i rubini.
Stanno emergendo i dettagli dell’accusa: Zapatero avrebbe ricevuto oltre 400mila euro in cinque anni tramite la società di consulenza Análisis Relevante S.L., fondata dal suo amico personale Julio Martínez, che a sua volta aveva incassato circa 460mila euro da Plus Ultra per attività di mediazione e consulenza in Venezuela. Le figlie, Laura e Alba, gestivano Whathefav S.L., agenzia di comunicazione anch’essa perquisita. Una struttura familiare, quasi commovente nella sua compattezza.
Sánchez, interpellato in parlamento, ha ricordato che Zapatero è «l’uomo che ha sconfitto l’Eta». È un argomento. Difficile tuttavia capire cosa c’entri con i rubini. I socialisti parlano di lawfare, di magistratura politicizzata, di attacco all’eredità delle riforme civili. L’indagine, però, nasce da rogatorie di Francia e Svizzera su operazioni di riciclaggio di fondi venezuelani in Europa, non da una denuncia di Feijóo. Questo piccolo particolare tende a sparire nei comunicati di partito.
Veltroni andava in Spagna a studiare da Zapatero. “Se puede hacer”, campeggiava sul sito del Pd. Si poteva fare, sì. Vari tipi di cose, a quanto pare.
Il 2 giugno Zapatero comparirà davanti all’Audiencia Nacional. Forse. Nel frattempo la Guardia Civil stamattina ha perquisito anche la sede nazionale del Psoe in calle Ferraz. “Siempre se puede escapar” resta, per ora, uno slogan senza destinazione certa.












