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Il socialismo degli imbecilli. La sinistra e gli ebrei

socialismo degli imbecilli

Quattro ore. Tanto è servito al gruppo democratico di Montecitorio per decidere che una legge contro l’antisemitismo, nata anche da una proposta di un senatore del PD, merita il no del PD. Finita la riunione, Arturo Scotto, che questa linea ha sostenuto fin dall’inizio, è andato a presentare il suo libro a un festival palestinese dove lo hanno contestato perché il suo partito resta troppo amico di Israele. A involontaria dimostrazione che certe giornate non hanno bisogno di commentatori. Basterebbe un montatore.

Il pretesto per il no è la definizione dell’IHRA, e in particolare l’esempio che considera antisemita applicare a Israele due pesi e due misure. Strano bersaglio. Il test del doppio standard è lo strumento più onesto del giudizio politico, e chi lo trova pericoloso quando riguarda Israele lo usa ogni giorno per tutti gli altri. La norma che avrebbe permesso di vietare in via preventiva le manifestazioni era già stata cancellata in commissione, e il testo tutela espressamente la critica politica. La destra usa l’antisemitismo come una clava e al Senato ha liquidato le obiezioni evocando il parlamento di Hamas. Ma che l’avversario sia strumentale non è mai stato un buon motivo per sbagliare.

In questi casi si cita spesso Bebel, padre della socialdemocrazia tedesca, che secondo la tradizione avrebbe definito l’antisemitismo come il socialismo degli imbecilli. Solo che la frase non era sua. Circolava a Vienna alla fine dell’Ottocento, probabilmente coniata dal radicale Ferdinand Kronawetter, e quando gliela riproposero, nel 1894, Bebel la giudicò brillante ma inesatta. Non gli bastava dare dell’imbecille all’antisemita, voleva capire perché gli agitatori parlassero agli artigiani rovinati meglio dei socialisti. La battuta che oggi usiamo come assoluzione era, per lui, un modo troppo comodo di chiudere il discorso.

E il discorso infatti non si è mai chiuso. Nel 1845 Alphonse Toussenel, discepolo di Fourier, descriveva gli ebrei come re dell’epoca, il capitale fatto persona. Nel 1952 il processo Slánský mandò alla forca a Praga dirigenti comunisti in gran parte ebrei, accusati di complotto sionista. Nel 1968 il generale Moczar svuotò la Polonia comunista della maggior parte degli ebrei rimasti con una feroce campagna antisionista, e Jean Améry, reduce da Auschwitz e uomo di sinistra, scrisse che l’antisemitismo sta nell’antisionismo come il temporale nella nuvola. Nel 1975 l’ONU equiparò il sionismo al razzismo. Nell’estate del 1982 qualcuno lasciò una bara davanti alla Sinagoga di Roma al passaggio di un corteo sindacale, e il 9 ottobre un commando palestinese uccise all’uscita dal Tempio un bambino di due anni, Stefano Gaj Taché.

Ogni volta la convinzione è quella di criticare un potere ma si finisce per evocare una figura, quella che Shakespeare ha condensato in Shylock. Denaro e sangue, l’usura e la libbra di carne. Oggi il denaro si chiama lobby, e nei cortei tornano i Rothschild. Il sangue è Israele come uccisore di bambini per natura, non per le scelte di un governo che si possono e si devono giudicare. Il passaggio dalla condotta alla natura è sottile, ma è proprio il confine che la sinistra dice di voler difendere.

Accade mentre la memoria della Shoah sembra più viva che mai, tra giornate commemorative, viaggi scolastici e pietre d’inciampo. A marzo Liliana Segre aveva chiesto al Parlamento il voto più ampio possibile. Il PD le ha risposto con l’astensione al Senato e ora con il no alla Camera. Si applaude la testimone, poi si vota come se non avesse parlato. Intanto il CDEC ha contato nel 2025 quasi mille episodi di antisemitismo, con le aggressioni fisiche più che triplicate, e un italiano su sette si dice favorevole a espellere gli ebrei. Se gli ebrei morti li celebrano tutti, su quelli vivi si discute la definizione. E il rapporto che la sinistra cita per dire che l’emergenza esiste è costruito proprio sulla definizione IHRA, come chi usa il termometro ma non è d’accordo con la scala dei gradi.

Sarà colpa dell’anticapitalismo? A guardar bene il guasto comincia quando si smette di pensare per strutture e si pensa per categorie di persone. Nel 1890 c’era la finanza ebraica, nel 1952 i cosmopoliti, oggi i sionisti. È la stessa logica che fa rivendicare a Francesca Albanese il diritto di resistere per i palestinesi e, pochi giorni dopo, chiedere di togliere le armi a chi resiste in Ucraina. Il diritto, insomma, non dipende più da ciò che accade, ma dal campo di chi lo invoca.

E in fondo Bebel aveva ragione a diffidare della frase che gli è erroneamente attribuita. Gli imbecilli, da soli, non fanno la storia. La fanno quelli che sanno benissimo di che cosa parlano e preferiscono scegliere un altro nome per chiamarlo.

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