Trump non è pazzo. Ma non è che questo sia rassicurante quando vi fermate un po’ ad ascoltarlo.
Vi ricordate l’anno scorso quando Trump commentava la morte di Papa Francesco con tono compassato? Con lui c’era un coniglio gigante che salutava il pubblico. I social lo ribattezzarono Death Rabbit, coniglio della morte.
Pasqua 2026. Stesso balcone, stesso coniglio. Stavolta l’argomento è l’Iran. Trump parla ai bambini dell’Easter Egg Roll e dice “non credo che ci sia territorio molto più ostile. Sono combattenti capaci, molto tenaci. Ma non sono così forti come lo erano un mese fa.” Il coniglio annuisce.
Il giorno prima, domenica di Pasqua, dallo stesso telefono con cui aveva celebrato Gesù e la resurrezione, Trump aveva scritto su Truth: “Aprite il maledetto Stretto, pazzi bastardi, o vivrete all’inferno. Sia lode ad Allah.”
Sempre su Truth: “Un’intera civiltà morirà stanotte, per non essere mai più riportata in vita.”
Ora, sarà la preoccupazione per come si stanno mettendo le cose in medio Oriente, sarà per Crosetto che ha spiegato tra le righe che si rischia perfino la guerra atomica, a me è venuto in mente il dottor Stranamore che cavalca la bomba. Spaccone e felice, mentre scende verso il bersaglio.
Con un po’ di sforzo sono riuscito ad allontanare il pensiero molesto. E poi la tentazione peggiore, quella di archiviare tutto sotto la voce “follia”. Una tentazione a cui resistere. Anzitutto perché è sbagliata, ma soprattutto perché ci esime dallo sforzarci di capire quello che davvero sta succedendo con una soluzione in fondo rassicurante.
Trump non è pazzo, ma probabilmente questo rende il problema più serio. È completamente dentro una logica.
Trump ha l’abitudine di usare la minaccia massima come leva negoziale. Lo ha fatto con la Corea del Nord, con la Cina sui dazi, con il Messico. La retorica apocalittica è il suo strumento preferito: alza il prezzo della trattativa, costringe l’altro lato a muoversi.
Tutto prevedibile allora? Il problema è che questa volta il contesto è radicalmente diverso. C’è una guerra in corso con migliaia di morti e le parole di un presidente americano non galleggiano nel vuoto. Hanno effetti immediati sui mercati, sui comandi militari, sulle cancellerie. E quando l’Iran chiude tutti i canali diplomatici e i Pasdaran minacciano di colpire oltre il Golfo, siamo in un territorio in cui un errore di calcolo non si corregge.
L’altro che mi ha fatto un po’ impressione è stato Guido Crosetto intervistato dal Corriere della Sera. Ha detto con una chiarezza insolita per il linguaggio della diplomazia istituzionale che il rischio è la follia umana, che non abbiamo imparato nulla da Hiroshima. Ma la follia a cui allude non è quella clinica di un uomo solo, è la follia strutturale di un sistema in cui nessuno osa contraddire il Capo. Una presidenza senza voci critiche interne è una presidenza che può scivolare verso decisioni irreversibili per inerzia, per calcolo sbagliato, per escalation non voluta.
Trump va di fretta perché ci sono le elezioni di midterm, perchè le operazioni militari hanno una scadenza legale (sessanta giorni, poi il Congresso deve pronunciarsi) e una scadenza politica, che coincide con la tenuta del consenso interno. Questo significa che le sue decisioni sono anche domesticamente razionali. Evidentemente non agisce per capriccio ma per calcolo politico interno, in un contesto in cui quel calcolo può costare decine di migliaia di vite. È questa la cosa davvero inquietante. Non il sospetto di pazzia, ma lo spettacolo disarmante di un pragmatico che è rimasto intrappolato nella sua stessa logica.
Il Pentagono sta discutendo se gli impianti di desalinizzazione iraniani siano obiettivi militari legittimi, perché anche i soldati bevono acqua. Il Qatar avverte che siamo vicini a un’escalation incontrollabile. Russia e Cina hanno messo il veto in Consiglio di Sicurezza. L’ONU, come ha ricordato un avvilito Crosetto, è stata lasciata morire lentamente togliendole ogni capacità di influenza e il vuoto che rimane è pericoloso.
La vera domanda, che resta aperta e a cui nessuno sa ancora rispondere, non è se “è pazzo?”. È “chi riesce a fermarlo, e come?” E soprattutto: ci riuscirà prima o dopo che tutto finisca fuori controllo?
Ci vuole indubbiamente un Regime-change. Negli USA.












