Vi è mai venuto il dubbio che i commenti su Israele, che è uno Stato, stiano diventando sempre più spesso commenti sulla razza ebraica?
In effetti, l’antisemitismo in Europa non è una sensazione ma un dato misurato e verificato. E in crescita. L’Anti-Defamation League ha documentato tra il 2021 e il 2023 incrementi degli episodi antisemiti del 185% in Francia, dell’82% nel Regno Unito, del 75% in Germania. In Italia, il Rapporto annuale della Fondazione CDEC registra per il 2025 963 episodi documentati: il 100% in più rispetto al 2023, il 400% in più rispetto al 2022. Il recentissimo rapporto UNESCO “Addressing antisemitism through education” rivela che il 78% degli insegnanti europei ha assistito a incidenti antisemiti tra gli studenti e il 61% ha incontrato negazione o distorsione della Shoah in classe.
Di fronte a questi numeri, però, l’Occidente è diviso in due tifoserie che si urlano addosso senza ascoltarsi.
Da una parte la destra che, ironie della storia, ora è tendenzialmente filoisraeliana e usa i dati come un ariete per sfondare il portone del multiculturalismo e uscire dall’altra parte con la solita refurtiva: la sinistra islamofila, i libri di testo corrotti, il tradimento dell’Occidente. Dall’altra la sinistra, tendenzialmente filopalestinese, con i suoi cultori dell’antisionismo decoloniale, che rispondono che perfino la definizione operativa di antisemitismo dell’IHRA è un dispositivo repressivo per mettere a tacere la solidarietà con i palestinesi.
Nel mezzo c’è la realtà, che è più complessa e molto più scomoda di entrambe le narrazioni. E per questo vale la pena provare a starci un momento, nel mezzo.
Si può cominciare dai dati, che mostrano uno scenario sensibilmente diverso dalla narrazione corrente secondo la quale gli episodi di antisemitismo sarebbero da ricondurre alla reazione spropositata degli israeliani dopo gli attacchi del 7 ottobre 2023. Secondo un’indagine FRA del 2024, il 96% degli ebrei europei intervistati aveva già subito episodi di antisemitismo nell’anno precedente a quegli attacchi. Il dato è eloquente: il 7 ottobre e quello che ne è scaturito non hanno creato l’antisemitismo europeo, gli hanno piuttosto tolto il freno a mano. Alla solidarietà formale ricevuta per il tremendo massacro di civili innocenti, fanno da contraltare incrementi di oltre il 400% degli episodi di antisemitismo dichiarato. Un’onda che evidentemente stava già montando su un fondale che avevamo smesso di guardare.
L’ADL lo dice esplicitamente: l’antisemitismo in Occidente non ha una sola casa, né un solo elettorato. È condiviso da estrema destra, gruppi islamisti ed estrema sinistra.
C’è una zona grigia che nessuna delle due tifoserie vuole abitare, quella in cui la critica legittima alla politica di Israele scivola nell’odio verso gli ebrei travestito da indignazione politica. Non è una zona facile, ed è comprensibile chi preferisce starne fuori piazzando ben in vista i propri cartelli identitari. “Antisionismo non è antisemitismo” da una parte, “chi critica Israele odia gli ebrei” dall’altra. I cartelli sono un comodo espediente per sterilizzare una realtà molto più complicata.
Secondo il Rapporto CDEC, nel 2025 la matrice principale delle manifestazioni d’odio contro gli ebrei in Italia è legata a Israele. Antichi pregiudizi come l’accusa del sangue o il mito del popolo eletto destinato a dominare il mondo, si sono uniti a nuovi pattern, a cominciare dalla vicenda dell’”ebreo” Epstein e sono stati trasferiti sul sionismo e sullo Stato di Israele. Non è che le persone abbiano riletto i Protocolli dei Savi di Sion. È che il conflitto ha offerto un contenitore nuovo per un contenuto più antico, diventato tabù dopo la Shoah e che mai superato, torna lentamente ad affiorare.
Il meccanismo è semplice e comodo. Accusare tutti gli ebrei italiani di essere responsabili della politica di Netanyahu equivale ad accusare tutti i musulmani italiani del terrorismo jihadista. Un corto circuito logico che ha un nome preciso: razzismo.
Una parte del mondo progressista, non tutta per fortuna, ma una parte non trascurabile, in questa zona grigia si è persa. Non per malafede, ma per quel meccanismo per cui l’identificazione con la vittima produce una semplificazione del quadro. I palestinesi soffrono, e soffrono davvero. Ma il salto da “la politica israeliana a Gaza è criminale” a “quegli ebrei del tuo quartiere sono corresponsabili” è un salto che risponde al razzismo più banale, non all’antisionismo.
Una prova eloquente è venuta da un autogrill sull’autostrada per Milano nel luglio 2025. Un uomo francese di religione ebraica si trova in sosta con il figlio di sei anni. Qualcuno nota la kippah. Parte il gruppo, partono le urla. “Palestina libera, assassini, qui non siamo a Gaza, andate a casa vostra”, poi le spinte, poi i calci. L’uomo finisce a terra, gli si frantumano gli occhiali, il bambino viene allontanato da un passante. La Procura di Milano aprirà un’inchiesta per percosse aggravate dall’odio razziale. Quell’uomo non era un funzionario del governo israeliano. Era un padre con suo figlio. L’unica cosa che lo rendeva visibile era il copricapo.
Vale la pena aggiungere che spesso le aggressioni riguardano ebrei ultraortodossi, riconoscibili a prima vista dall’abbigliamento, che per ragioni teologiche sono in genere antisionisti e non riconoscono la legittimità dello Stato di Israele prima della venuta del Messia. Chi li aggredisce non compie un’analisi politica. Si limita a voler picchiare degli ebrei.
Non basta? C’è l’Iran. Una teocrazia che impicca gli omosessuali, opprime le donne e finanzia il terrorismo. Eppure in certa parte dell’opinione pubblica occidentale, con manifestazioni, dichiarazioni, social, il regime degli ayatollah risulta improvvisamente meno antipatico se il nemico dichiarato è Israele. Con l’antisionismo che smette di essere una posizione politica e diventa una sospensione selettiva del giudizio morale. Una forma di pregiudizio che utilizza allegramente i classici due pesi e due misure.
Che poi è il punto che omettono entrambe le narrazioni. La destra usa l’antisemitismo per fare un altro pezzo contro l’immigrazione islamica e la sinistra. La sinistra decoloniale usa il conflitto per stabilire che ogni solidarietà con gli ebrei europei è sionismo camuffato. Nel frattempo, in Italia tra gennaio e settembre 2025 si sono registrati 766 episodi di antisemitismo documentati, 82 in più rispetto allo stesso periodo del 2024. E chi esce di casa ha imparato che è meglio tenere la kippah rigorosamente in tasca.












