Su Transformer, newsletter americana dedicata all’intelligenza artificiale, Dan Kagan-Kans ha pubblicato il 16 febbraio un lungo saggio dal titolo inequivocabile: The Left Is Missing Out on AI (La sinistra si sta perdendo l’ AI). Vale la pena leggerlo, se non altro per il piacere un po’ perverso di vedere qualcuno dire ad alta voce quello che in molti pensano sottovoce.
La tesi è semplice: mentre destra e tecno-ottimisti di ogni risma occupano il dibattito sull’AI, la sinistra intellettuale e politica ha scelto — consapevolmente o per inerzia, fa poca differenza — di non esserci. Non con una critica strutturata e propositiva, ma con qualcosa di più simile a un’alzata di spalle ideologica. Il termine che circola negli ambienti progressisti americani è “spicy autocomplete”. “Autocomplete” è il completamento automatico, il sistema che, quando scrivi un messaggio sullo smartphone, ti suggerisce la parola successiva in base a quelle già digitate. Funziona con semplici calcoli statistici su sequenze di parole frequenti. “Spicy” (piccante, vivace) è l’aggettivo ironico che i critici aggiungono per dire: “È la stessa cosa, solo con più dati e più potenza di calcolo. Niente di sostanzialmente diverso.”
La frase è stata resa popolare da Cory Doctorow, scrittore e attivista digitale, che la usa da anni sul suo blog Pluralistic e l’ha ripresa nel dicembre 2025 in un discorso all’Università di Washington intitolato The Reverse Centaur’s Guide to Criticizing AI.
La tesi sottostante — derivata dal paper Stochastic Parrots di Emily Bender — è che i grandi modelli linguistici non “comprendano” nulla: producono sequenze di parole statisticamente plausibili, ma senza alcun aggancio al significato reale.
Da questa prospettiva, i modelli linguistici sarebbero, in sostanza, previsione statistica con apparente pretesa di comprensione. Etichetta tecnica che diventa uno scudo tra il politico e l’ideologico: se è solo un trucco statistico, non c’è niente da governare.
Kagan-Kans individua una causa plausibile nell’accademia. La ricerca universitaria arriva in ritardo strutturale rispetto ai ritmi dell’industria; chi si fida dell’accademia — e a sinistra questa fiducia è quasi costitutiva — sente solo le voci più scettiche. Il risultato è una percezione sistematicamente distorta, e una sinistra che critica qualcosa che non capisce abbastanza per criticarlo bene.
Le obiezioni al saggio non mancano, e alcune reggono: “la sinistra” non è un blocco omogeneo, e molti progressisti non ignorano l’AI — semmai la attaccano sul versante della concentrazione di potere, della proprietà dei dati, della governance. È vero. Ma attaccare senza proposta alternativa è, politicamente, quasi equivalente a non attaccare affatto. Lascia il campo libero a chi una proposta ce l’ha, buona o cattiva che sia.
Dan Kagan-Kans, “The Left Is Missing Out on AI”, Transformer, 16 febbraio 2026. [Articolo accessibile in parte gratuitamente, in parte dietro paywall.]












