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Trump e il penultimatum all’Iran per paura che i mercati crollino

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Donald Trump lancia un ultimatum all’Iran. Poi, evidentemente, guarda i futures. E corre ai ripari trasformandolo in un penultimatum.

Domenica sera, su Truth Social — il social network in cui il presidente americano deposita le sue epifanie geopolitiche — arriva l’annuncio: i raid sulle centrali energetiche iraniane sono sospesi per cinque giorni. Motivo ufficiale: “conversazioni molto buone e produttive” con Teheran. Teheran, interpellata, risponde che di conversazioni non ne sa niente. Nessun contatto, nessuna trattativa. Il Ministero degli Esteri iraniano dice trionfante che si tratta di “ritiro sotto pressione”. Traduzione libera: gli abbiamo fatto paura.

Quale delle due versioni sarà quella vera? Ovviamente nessuna. Intanto, però, circolano entrambe, e nessuno sembra particolarmente interessato a stabilire quale sia quella giusta. Perché l’importante è che nel frattempo i mercati hanno già deciso cosa pensare: Dow Jones +900 punti, petrolio -15%, S&P 500 che rimbalza del 2% dopo aver bruciato 3 trilioni di dollari in pochi giorni di tensioni sullo Stretto di Hormuz.

Il paziente è fuori pericolo. Il medico si è fermato sulla soglia della sala operatoria e ha detto: in realtà stava scherzando.

Il tempismo perfetto

L’annuncio di Trump è arrivato poche ore prima della scadenza di un ultimatum di 48 ore su Hormuz. Se non ci fanno passare li radiamo al suolo, aveva detto pressappoco il Presidente. I futures erano crollati. Poi il post, e tutto è cambiato.

Su Polymarket — piattaforma di prediction market dove si scommette su eventi politici con soldi veri — c’erano 500 milioni di dollari puntati sull’ipotesi di un attacco all’Iran. Qualcuno, in quel contesto, avrebbe trasformato 60mila dollari in 500mila nel giro di ore. Non c’è un’indagine formale. La CFTC ha ricevuto segnalazioni. Trump, incalzato, ha risposto: “Vogliamo un deal noi, lo vogliono loro. Forse regime change.” Praticamente dice che sta trattando, ma non si capisce bene con chi.

Nel frattempo, qualcuno ha già incassato.

La nuova geometria del potere

Non è la storia di una guerra sventata. È la storia di chi governa con un occhio al Medio Oriente e uno al ticker Bloomberg. L’ultimatum serviva a fare pressione; la retromarcia serviva a non far affondare le borse; pazienza se nel mezzo — in quel preciso intervallo tra la minaccia e il dietrofront — qualcuno che sapeva come sarebbe andata a finire si è posizionato nel modo giusto.

Non è reato avere buona memoria. Non è reato comprare opzioni. Non è reato — finora — essere informati meglio degli altri. L’insider trading, quello si, è reato. Ma va dimostrato.

Intanto gli ingranaggi girano, anche se non sempre si vedono.

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