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La schiena di Crosetto

crosetto meloni

Guido Crosetto ha una biografia politica che non sembra rivelare eroismi. Democristiano di formazione, poi forzista, poi, con una di quelle traiettorie che in Italia si chiamano coerenza, cofondatore di Fratelli d’Italia insieme a Giorgia Meloni cresciuta e pasciuta nel Movimento Sociale, dalla sua fondazione casa istituzionale degli ex fascisti fuori dall’arco costituzionale.

C’è una foto che lo ritrae mentre solleva la Meloni di peso, lui un metro e novantasei per centocinquanta chili abbondanti, lei che ride. Solidi. Organici. L’immagine di un mondo politico che si voleva compatto e fieramente di destra.

Crosetto è anche un imprenditore che ha fatto soldi con le armi. Il che non è mica un dettaglio secondario.

Detto tutto questo: qualche sera fa a Crosetto è capitato di fare la cosa giusta.

Il piano di volo di alcuni velivoli americani prevedeva di atterrare a Sigonella per poi ripartire verso il Medio Oriente. Nessuno aveva chiesto alcuna autorizzazione al Governo italiano né consultato i nostri vertici militari. Il piano era stato comunicato mentre gli aerei erano già in volo. Evidentemente era scontato che “gli italiani” non facessero storie.

Senonché Crosetto è andato a vedere tutti gli accordi per vedere se gli americani avevano il diritto di fare così, e ha scoperto che quei voli non rientravano nei trattati bilaterali. Non so se ci abbia pensato a lungo o sia stata una decisione d’impulso, fatto sta che il ministro ha dato mandato di impedire l’atterraggio, decidendo di tener fede agli impegni assunti in Parlamento, dove aveva garantito che ogni operazione fuori dai trattati avrebbe richiesto un passaggio parlamentare.

La sensazione , a leggere la cronaca, è che si sia trattato di nient’altro che della logica dell’alleato forte che smette di chiedere perché tanto è abituato a ottenere. Non di mala fede ma di abitudine.

In geopolitica, una forma elegante di sudditanza.

Penso che chiunque se lo ricordasse, non abbia potuto fare a meno di pensare a Bettino Craxi, per quanto i contesti siano completamente diversi e per niente sovrapponibili.

Nell’ottobre del 1985 per alcune ore si sfiorò un conflitto armato tra due Paesi della Nato, Delta Force contro Carabinieri sul piazzale di Sigonella. La posta era decisamente più alta, lo scontro più drammatico. Ma, gratta gratta, la sostanza era la stessa: Washington dava per scontata una cosa che non le spettava, e un presidente del Consiglio italiano disse no. Quel presidente del Consiglio pagò. Una parte della sua maggioranza di governo lo abbandonò subito (protestando). E c’è chi è pronto a giurare che quando arrivò Tangentopoli, Washington guardò dall’altra parte con una diligenza che non fu casuale. Che il no a Reagan non fu dimenticato. Fu messo in conto.

Tornando a Crosetto, lui questa storia la conosce sicuramente e se ne ricorda. In fondo viene da quel mondo, ha frequentato quei libri. E ha detto lo stesso no.

Chapeau, parola difficile da usare per i ministri di questo governo.

Certo, le riserve restano, e vanno dette tutte. Secondo il Fatto Quotidiano, che cita tracciati di volo open source, dalla base di Aviano sarebbero partiti almeno cinque Lockheed C-5M Super Galaxy tra il 21 febbraio e il 3 marzo, in direzione del Golfo, Proprio mentre la Spagna di Sánchez vietava persino i sorvoli degli aerei militari americani. Una notizia poi smentita dalla Difesa italiana che ha spiegato: le basi vengono utilizzate solo per rifornimento, logistica e sorveglianza aerea.

Magari hanno ragione al Fatto. E la domanda meriterebbe una risposta parlamentare. Anche urgente.

Resta ancora di più il fatto: se difendere i confini di un accordo non è un gesto eroico, è amministrazione ordinaria, oggi c’è chi lo ha fatto. E se la cosa salta all’occhio è perché per decenni la classe dirigente italiana ha confuso la lealtà atlantica con l’assenza di schiena diritta.

La schiena che, stavolta, ha avuto Crosetto.

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