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Partigiani per caso

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Delia ha tolto la parola “partigiano” da Bella Ciao per rendere la canzone più inclusiva. Ha pensato di far bene dal palco del primo maggio, inclusivo per definizione. Non così tanto però.

Ora, bisognerebbe spiegare agli indignati che Bella Ciao i partigiani non l’hanno mai cantata. Che il testo compare nel 1953 e diventa famoso nel 1964, costruito apposta per unificare sotto un simbolo unico memorie partigiane che non avevano niente in comune, comunisti, azionisti, monarchici, cattolici. Un compromesso politico, insomma. Utile alla ricostruzione di un paese uscito dalla guerra mondiale con una guerra civile.

Solo che Delia è giovane e questo non lo sa. Nessuno glielo ha detto. Il mainstream culturale, fiction, documentari, giornalismo celebrativo, le ha consegnato Bella Ciao come dato di natura: i partigiani, la Resistenza, la libertà. Pacchetto unico, da introiettare senza aprire.

Lei, in perfetta buona fede, ha preso quel pacchetto e ci ha applicato il lessico del suo tempo, quello dell’inclusività. Ha tolto la parola che divide ed ha rifatto, inconsapevolmente, esattamente la stessa operazione che altri avevano fatto settant’anni prima. Peggio però, perché quella canzone serviva a parlare proprio di quella parola senza pudori. Lei l’ha cancellata perché le suonava poco inclusiva.

In un corto circuito tipico dei nostri tempi, con gli indignati e la cantante che vengono dallo stesso posto culturale. Hanno ricevuto lo stesso guscio vuoto. Lei ci ha soffiato dentro in modo sbagliato. Loro difendono il guscio credendo di difendere il contenuto.

Nessuno dei due sa bene cosa sta facendo.

Il che è, a pensarci, perfettamente inclusivo.

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