Allora. Cinquantacinque anni.
Ho aspettato tutta la mattina che qualcuno mi dicesse che c’era stato un errore. Un errore amministrativo magari, ecco. Come quando ti arriva una cartella esattoriale intestata a un altro e tu la guardi e pensi: non è mia, la rispedisco. Invece no. È mia. I conti tornano, i conti tornano sempre. Questo è il problema dei conti, in fondo.
Cinquantacinque anni nella smorfia napoletana è ‘a musica. Me lo sono ricordato stamattina, e devo dire che come destino poteva andare peggio. Poteva essere ‘o malamente. Poteva essere ‘a morte, che nella smorfia è un altro numero ma nella vita è molto più flessibile come collocazione. Invece no, ‘a musica. Uno che compie cinquantacinque anni è ‘a musica. Bene. Benissimo. Non so esattamente cosa voglia dire però lo accetto, perché a cinquantacinque anni hai imparato che alcune cose le accetti non perché le capisci ma perché l’alternativa è stare lì a discutere, e la vita è corta. Anzi, a cinquantacinque anni ti accorgi che la vita è esattamente della lunghezza che ti avevano detto e che tu non avevi creduto.
Ecco il punto. Non avevo creduto.
A venti anni ti dicono: passa in fretta. E tu dici: sì, sì, certo, con la faccia educata con cui ascolti i discorsi degli anziani. Una faccia che vuol dire ho capito e invece vuol dire non mi riguarda. Poi quando arriva il giorno che hai cinquantacinque anni, capisci che ti riguardava. Ti riguardava eccome. Ti riguardava in maniera personalissima e intrasferibile.
Nel frattempo ho fatto delle cose. Ne ho fatte alcune che non avrei dovuto fare. Non ne ho fatte altre che avrei dovuto fare. Ma su questo preferisco sorvolare perché l’elenco è lungo e oggi è il mio compleanno e voglio conservare un minimo di dignità fino a sera.
La musica, dicevo. A cinquantacinque anni la musica che amavi ha cambiato categoria. Non è più la tua musica, è musica d’epoca. La mettono nei film quando vogliono dire erano gli anni ottanta oppure erano gli anni novanta, con quella luce un po’ granulosa, un po’ calda, quella luce da ricordo che in realtà non c’era. Nella realtà c’era il neon del bar e basta. Ma il cinema è gentile con il passato. Molto più di quanto sia stato il passato con te.
E però…
C’è una cosa che non mi aspettavo e che non so spiegare del tutto. Una cosa strana. Sospetta. Che provo da qualche anno e che a cinquantacinque si è fatta più nitida. Una specie di pace.
Non la pace di chi ha rinunciato. La pace di chi ha smesso di continuare a correre verso un posto che non sapeva dove fosse, si è seduto e guardandosi intorno ha alzato lo sguardo e ha detto: ma guarda. Guarda un po’. Non è male, qui.
In effetti non è male, qui.
‘A musica, dice la smorfia.
Forse sì. Forse a cinquantacinque anni, se hai avuto la pazienza e la fortuna di ascoltare, riesci finalmente a sentire la musica sotto il rumore. A distinguere quello che conta da quello che faceva soltanto molto fracasso.
E scopri, ed è una scoperta piccola, quasi imbarazzante nella sua semplicità, che le cose che contano sono sempre state lì. Aspettavano soltanto che tu smettessi di fare altro.
Tanti auguri a me.












