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Se il popolo assolve Roggero

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Il 15 luglio la Cassazione chiuso definitivamente, sul piano legale, la vicenda di Mario Roggero. Condanna definitiva, quattordici anni e nove mesi, per l’omicidio di due dei tre rapinatori che il 28 aprile 2021 avevano assaltato la sua gioielleria a Grinzane Cavour. Nel pezzo che ho scritto qualche tempo fa ho provato a raccontare cosa significhi, per un cittadino qualunque, trovarsi di fronte a uno Stato che si presenta soltanto dopo, quando il conto va saldato.

Dopo la sentenza, l’opinione pubblica a mezzo web si è letteralmente scatenata, con un curioso ribaltamento di posizioni tra chi dichiarandosi garantista ha festeggiato per la condanna in nome dello Stato di diritto e quelli che, invece, solitamente giustizialisti e sbrigativi, hanno contestato la sentenza e ora chiedono la grazia al capo dello Stato.

Uno dei refrain più diffusi dice che altrove, in genere pensando agli USA, Roggero non sarebbe stato condannato. E allora andiamo a vedere effettivamente cosa sarebbe potuto accadere al gioielliere di Grinzane Cavour se si fosse trovato oltre oceano.

Il punto in cui è caduto

Vale la pena ricordare esattamente dove si è consumata la condanna. I giudici di Torino, confermati ora dalla Cassazione, hanno escluso la legittima difesa perché al momento degli spari i rapinatori si stavano già allontanando, in strada, con il pericolo ormai cessato. La differenza tra difesa e reazione punitiva si è giocata tutta lì, in quella manciata di secondi tra la fine dell’aggressione e il colpo di pistola nel parcheggio.

In Italia, una volta che il fatto integra gli estremi di un reato, il pubblico ministero non ha margine di manovra. L’articolo 112 della Costituzione impone l’obbligatorietà dell’azione penale. Non è discrezione ma obbligo. Il PM non può guardare al contesto, ai precedenti furti subiti da Roggero negli anni, al clima di paura raccontato da lui stesso, e decidere che il caso non meriti un processo. Deve procedere. La valutazione su tutto il resto, quella umana, quella di contesto, arriva soltanto dopo, dentro il processo, e influisce sulla determinazione dell’eventuale pena.

Cosa cambia davvero negli Stati Uniti

Negli USA le cose stanno diversamente. In effetti, prima di svolgere il processo per un reato anche penale, bisogna decidere se quel processo è da fare o meno. Esiste, a monte, qualcuno che può scegliere di non procedere.

Nei film e nelle serie televisive, in genere è chiamato in causa il cosiddetto grand jury, una giuria popolare. Va chiarito che il grand jury americano non “assolve” nel senso tecnico del termine. Non giudica nel merito, non stabilisce se un fatto sia legittima difesa o meno. Decide soltanto se esistono elementi sufficienti perché il caso vada a processo. È un filtro, non un verdetto.

E non è nemmeno l’unico filtro possibile. Circa metà degli stati americani richiede il grand jury per i reati gravi, l’altra metà usa invece un giudice singolo in un’udienza preliminare, con la differenza non banale che lì la difesa può essere presente e contraddire le prove, mentre davanti al grand jury parla solo il procuratore. In nessuno dei due sistemi un caso di omicidio arriva mai a processo senza che qualcuno, prima, si sia posto la domanda se valga la pena procedere.

Il Texas, doppio binario

Il Texas, il selvaggio west, è un caso di scuola perché offre due livelli di confronto, non uno solo.

Il primo è procedurale. Il grand jury è obbligatorio per i reati gravi, il procuratore presenta le prove in segreto, senza difesa né giudice nella stanza, e nella grande maggioranza dei casi ottiene quello che chiede. Ma nei casi di legittima difesa, quando il procuratore stesso non è convinto che valga la pena spingere per l’incriminazione, è lì che il filtro funziona davvero, perché il grand jury tende a seguire l’orientamento di chi gli presenta le carte.

Il secondo livello è sostanziale, e a mio avviso è quello che rende il paragone con Roggero quasi chirurgico. Il Texas Penal Code, alla sezione 9.42, prevede che l’uso della forza letale sia giustificato anche per impedire a chi sta fuggendo, subito dopo una rapina o un furto, di scappare con il bottino, purché non esistano altri mezzi per fermarlo o recuperare il bene.

È esattamente lo scenario su cui Roggero è caduto in Italia, l’inseguimento del rapinatore che si allontana con la refurtiva. Va precisato che la norma texana, in questa sua parte, è scritta per i fatti avvenuti di notte, e non saprei se sarebbe valsa per l’assalto a Grinzane Cavour. Ma anche a voler restare sulle norme di difesa più generali, quelle che non richiedono la notte, il perimetro concesso a chi reagisce a una rapina resta comunque più ampio di quello italiano.

Chi risponde a chi

Ma il punto centrale è in realtà altrove. Negli Stati Uniti quarantasette stati su cinquanta eleggono i propri procuratori distrettuali. Soltanto Connecticut, Delaware, New Jersey e Rhode Island li nominano. In Texas i procuratori sono eletti con elezioni di partito, per mandati di quattro anni, e rispondono direttamente agli elettori della contea.

Lo stesso vale, con qualche variazione da stato a stato, per i giudici. Circa trentotto stati usano qualche forma di elezione per selezionare i propri magistrati, che siano elezioni di partito, elezioni senza etichetta politica, o elezioni di conferma per chi è già in carica. In Texas i giudici di primo grado sono eletti con elezioni di partito, esattamente come i procuratori.

Questo significa che l’intera catena decisionale, dal procuratore che sceglie se portare il caso davanti al grand jury, al giudice che eventualmente presiede l’udienza, fino ai cittadini estratti a sorte per la giuria, è composta da soggetti che rispondono, in modi diversi ma tutti concreti, alla stessa comunità che ha letto sui giornali locali delle rapine subite negli anni da un gioielliere di paese. In Italia quella catena è fatta di magistrati di carriera, inamovibili per costruzione costituzionale, sottratti per scelta deliberata a qualunque responsabilità verso l’opinione pubblica locale. È una scelta di sistema e non un difetto di funzionamento, che ha le sue ragioni storiche che meriterebbero un discorso a parte.

La domanda giusta

Non credo che la domanda utile sia se un grand jury texano avrebbe assolto Roggero. Tecnicamente non lo avrebbe nemmeno potuto fare, perché non è il suo compito. La domanda che vale la pena porre è un’altra. Un sistema penale che nasce elettivo a ogni suo passaggio, dal procuratore al giudice alla giuria, avrebbe mai prodotto un impianto accusatorio capace di arrivare fino in Cassazione contro un uomo che ha sparato ai suoi rapinatori dopo anni di furti subiti?

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