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Mobilità e assunzioni Dirigenti scolastici: benvenuti al Nord

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Ogni estate, tra giugno e luglio, gli Uffici Scolastici Regionali pubblicano i risultati del monitoraggio sui posti disponibili per i dirigenti scolastici. Sono dati tecnici, provvisori per definizione, soggetti a variazioni fino all’apertura delle operazioni. Quest’anno, però, incrociati con il Libro Bianco sull’Emergenza Mobilità pubblicato a giugno 2026 dal Comitato Dirigenti Scolastici Fuori Regione, quei numeri smettono di essere una circolare e diventano la radiografia di un sistema che non riesce a chiudere i conti con se stesso.

Cosa sappiamo con certezza

Il monitoraggio provvisorio sui siti degli USR indica per il 2026/27 circa 348 posti disponibili su scala nazionale. Di questi, 191 dovrebbero essere quelli accantonati per i vincitori e gli idonei del concorso ordinario 2017, posti blindati, sottratti alla mobilità interregionale e al concorso riservato. I restanti 148 posti sono destinati alla mobilità interregionale, quasi il 43% del totale, che sulla carta è una percentuale significativa.

Ma il problema, in effetti, non è la percentuale. È la geografia.

La partita di giro

La mobilità interregionale non crea né distrugge posti, è una partita di giro contabile. Ogni dirigente che si trasferisce da Milano a Palermo libera un posto a Milano e ne occupa uno a Palermo. Il totale nazionale rimane invariato a 348. Quello che cambia è la distribuzione geografica dei posti vacanti e quindi il luogo in cui avverranno le nuove assunzioni.

Incrociando i posti disponibili alla mobilità con la domanda di rientro documentata dal Libro Bianco, si può stimare che nel 2026/27 si sposteranno circa un centinaio di dirigenti, una stima prudente, che tiene conto del fatto che la domanda supera strutturalmente l’offerta in quasi tutte le regioni di destinazione che sono poi essenzialmente quelle meridionali. Questi trasferimenti liberano altrettanti posti al Nord, che si sommano a quelli già accantonati lì.

Il risultato è paradossale ma matematicamente inevitabil. Le nuove assunzioni, tutte e 348, ordinario e riservato insieme, si concentreranno prevalentemente nelle regioni settentrionali. Lombardia, Piemonte, Veneto, Toscana ed Emilia Romagna assorbiranno probabilmente più della metà del totale nazionale. Al Sud si assumerà poco o nulla, perché la mobilità in entrata occupa ogni disponibilità prima che le nuove assunzioni possano operare.

Il riservato e l’attesa infinita

Il concorso riservato (D.M. n. 107/2023) conta ancora oltre 1.500 vincitori da assumere in graduatoria nazionale. Quest’anno ne entreranno in servizio, a seconda del meccanismo di scorrimento che adotterà il MIM, un numero tra cento e centocinquanta, quasi tutti al Nord, dove si concentrano i residui post-mobilità. Il Libro Bianco certifica che il 75,5% dei riservisti già in servizio è stato assegnato fuori dalla propria regione di provenienza, un tasso quasi triplo rispetto al già critico 25% del concorso ordinario 2017.

A questo ritmo l’attesa per chi è in graduatoria si misura in decenni. Ma la situazione è destinata a cambiare nel 2027/28, quando la graduatoria del concorso ordinario sarà ragionevolmente esaurita. Da quel momento, i quasi 200 posti oggi blindati per l’ordinario diventano disponibili per il riservato e il ritmo di assunzione esaurirebbe la graduatoria nel giro di quattro anni.

Sembrerebbe una buona notizia. E in fondo lo è per i singoli assunti, ma non del tutto. I nuovi assunti arriveranno ancora quasi tutti al Nord, fuori regione, ad alimentare la domanda di mobilità che il sistema già non riesce a soddisfare.

Quindici richiedenti per un posto

Il Libro Bianco certifica che la domanda complessiva di rientro ammonta a 1.259 dirigenti fuori regione, distribuiti su tre generazioni concorsuali: i vincitori del concorso ordinario 2017, i riservisti 2023 già in servizio, e gli ottantasei sopravvissuti del concorso regionale Campania 2011, quest’ultimi fuori regione da oltre dieci anni, invisibili nel dibattito pubblico, la forma più longeva e silenziosa dell’esilio amministrativo.

La pressione si concentra su poche regioni. La Campania da sola esprime quasi 463 domande di rientro tra le tre procedure, a fronte di 25 posti disponibili alla mobilità. Circa quindici richiedenti per ogni posto. Sicilia e Puglia non stanno molto meglio. E dal 2027/28, quando scadrà il vincolo triennale per la massa dei riservisti 2023, si aggiungeranno altre centinaia di domande verso le stesse regioni. La domanda complessiva si avvicinerà allora a 1.300 persone, su una capacità di assorbimento meridionale che difficilmente supererà i 150 posti annui.

Il meccanismo che si rigenera

Il sistema non si svuota, si ricicla. La mobilità continuerà a spostare qualche centinaio di dirigenti verso Sud, ma le nuove assunzioni dal riservato, intanto diventato l’unico canale di reclutamento, ne collocherà altrettanti al Nord fuori regione con tasso di esilio del 75%, con la lista d’attesa che rimarrà sostanzialmente invariata. Il posto liberato a Milano da chi tornerà a Napoli verrà occupato da un nuovo assunto che magari verrà da Bari, e tra tre anni busserà alla stessa porta.

Il Libro Bianco chiama questo meccanismo “tempesta perfetta”, non un singolo provvedimento sbagliato, ma la sovrapposizione di riforme che, prese singolarmente, sarebbero state assorbibili. Il concorso nazionale 2017 che ha ignorato il principio di territorialità. La lunga coda del concorso regionale Campania 2011. Il concorso riservato 2023 con tassi di esilio ancora più alti. Il dimensionamento scolastico che riduce le sedi disponibili. I trattenimenti in servizio che rallentano il turnover. Il nuovo CCNL maggio 2026 che introduce una quota per le nuove immissioni competitiva rispetto alla mobilità. Ciascuno di questi fattori comprime i posti realmente disponibili per il rientro. Sommati, producono l’effetto a imbuto con la domanda che cresce e l’offerta che si restringe.

Quel che i numeri non dicono

I numeri del monitoraggio USR sono provvisori e soggetti a variazioni, sedi che si aggiungono, reggenze che cambiano status, contenziosi che sbloccano o congelano disponibilità. I flussi di mobilità effettivi dipenderanno dalle domande presentate, dalle priorità applicate, dai ricorsi. Le stime qui proposte sono ragionamenti su ordini di grandezza, non previsioni puntuali.

Quel che i numeri non dicono, però, è altrettanto importante di quel che dicono. Non dicono perché si continuino a bandire nuovi concorsi regionali nelle stesse aree dove la domanda di rientro supera strutturalmente l’offerta di posti da anni. Non dicono come si pensi di gestire l’ondata del 2027/28, quando due platee di pari urgenza, quelli del concorso ordinario ancora in attesa e i riservisti in scadenza di vincolo, premeranno contemporaneamente sugli stessi posti. Non dicono, soprattutto, quanto costerà ancora aspettare per chi ha accettato un trasferimento provvisorio convinto che durasse poco.

Per loro, il tempo dell’urgenza è già trascorso da un pezzo. Quello che manca è l’urgenza di una logica capace di affrontare un problema oramai diventato “tempesta perfetta”.

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